La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto un’imposta sostitutiva del 5% (in luogo di IRPEF e addizionali regionali/comunali) sugli aumenti contrattuali pagati nel 2026 e relativi a contratti (CCNL del settore privato) sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026.

Dato che l’ultimo rinnovo del CCNL Studi Professionali risale al 16 febbraio 2024, anche i dipendenti degli studi professionali con un reddito di lavoro dipendente, nell’anno 2025, non superiore a €33.000  potranno beneficiare dell’applicazione dell’imposta sostitutiva agevolata del 5% sugli incrementi retributivi riconosciuti in luogo della tassazione ordinaria IRPEF.

L’agevolazione riguarda esclusivamente la quota di incremento economico derivante dal rinnovo contrattuale e comprende anche i relativi riflessi sulle mensilità aggiuntive (13ª e 14ª). Altre voci, come per esempio gli scatti di anzianità o gli una tantum previsti dal contratto restano fuori dal perimetro  dall’agevolazione.

ESEMPIO

A titolo esemplificativo, per un lavoratore inquadrato al 3° livello, l’aumento contrattuale a regime entro il 31/12/2025 è pari a € 215,00 lordi mensili, per un totale annuo di circa € 3.010,00 lordi comprensivi di 13ª e 14ª mensilità.

Su tale importo:
• con una tassazione ordinaria ipotizzata del 30% l’imposta sarebbe pari a circa € 903,00;
• con imposta sostitutiva al 5% l’imposta scenderebbe a circa € 150,50.

Il risparmio fiscale annuo stimato risulterebbe quindi pari a circa € 750,00 e si tradurrà in buste paga più elevate.  Naturalmente il beneficio effettivo dipende dall’aliquota marginale IRPEF individuale e dalle condizioni normative vigenti, nonché dal possesso dei requisiti reddituali previsti dalla legge.

I datori di lavoro e i loro collaboratori tuttavia sono ancora in attesa dell’emanazione delle circolari operative prima di poter toccare con mano l’agevolazione in parola.

E’ importante richiamare l’attenzione sul fatto che, al momento, la misura non è strutturale ma efficace per il solo 2026.  Ciò implica che le eventuali maggiorazioni in busta paga che ne deriveranno corrono il rischio di creare aspettative di stipendio che dal prossimo esercizio non potranno essere mantenute.